Ma che cosa combina Salini? Cumuli di legname e detriti alla base dei piloni dei ponti stradali, e manca anche il gasolio per lo sfalcio, mentre inizia la stagione delle possibili piene


Sorprendenti accumuli di legname e detriti sotto i ponti stradali! Dopo le molte sollecitazioni l’amministrazione provinciale, forse perché il presidente Salini è troppo impegnato a farsi intervistare su questioni di geopolitica che trovano il consenso del Pd (la nuova Provincia del Po), non risolve il problema. E neanche trova i soldi per lo sfalcio dell’erba, a causa della spending review, cioè il malsano taglio delle spese voluto dal governo. Il consigliere provinciale d’opposizione Giuseppe Torchio (Rete civica lombarda) chiede al presidente del consiglio provinciale di riparlarne nel consiglio provinciale del 12 novembre, anche perché ormai la stagione delle piene è iniziata, e ogni inutile ingombro tra i fiumi e i centri abitati è un rischio in più, perché aumenta il raggio d’azione dell’acqua. Prima della stagione delle piene. Giuseppe Torchio aveva presentato un’interrogazione già il 23 agosto, senza risposte. Di seguito i due interventi.

 

 

Alla cortese attenzione del
Signor Presidente del Consiglio Provinciale

Con la presente intendo sollecitare la Sua cortese attenzione perche’ voglia trasmettere alla Giunta Provinciale per la trattazione al prossimo Consiglio del 12 novembre la presente a integrazione dell’interrogazione presentata la scorsa estate e riferita all’urgente necessita’ di provvedere a rimuovere i consistenti accumuli di legname e detriti posti alla base dei piloni dei ponti stradali che interessano la viabilita’ di interesse provinciale, regionale e nazionale.

La questione e’ stata trattata a piu’ riprese dagli organi di informazione locale sia per riferire di interventi da parte dei volontari sull’Adda, sia di ritardi e disagi che interessano il fiume Oglio ed, in particolare, nei giorni scorsi, il ponte stradale di Isola Dovarese sulla provinciale per Casalromano.

In quest’ultimo caso la Provincia avrebbe promesso un pronto intervento che, a diversi mesi dalla sollecitazione consiliare estiva, non e’ ancora stato garantito, nonostante, nel frattempo, sia stata realizzata una centrale idroelettrica che potrebbe essere interessata  dall’eccesso di detriti.

Inoltre dal settore manutenzione giungono notizie poco rassicuranti circa le difficolta’ finanziarie legate anche ai provvedimenti di spending review decisi dal Governo, che impedirebbero l’approvvigionamento di gasolio dei mezzi destinati allo sfalcio ed alla viabilita’ per mancanza delle necessarie risorse.

Pertanto, anche in relazione al possibile andamento climatico stagionale ed alle necessita’ di interventi mirati, per il Suo tramite, si sollecita la Giunta a distanza di un tempo assai prolungato di attesa della risposta, a voler presentare con cortese urgenza al Consiglio un quadro degli interventi predisposti e delle sinergie in atto anche con altre strutture predisposte dalla Protezione Civile.

Giuseppe Torchio
Rete Civica Lombarda

Cremona, 6 novembre 2012

 

 

 

INTERROGAZIONE PRESENTATA DAL CONS. TORCHIO AVENTE AD OGGETT
O: PIANO OPERATIVO ANNUALE E PLURIENNALE DI PRONTO INTERVENT
O AI PONTI DI INTERESSE PROVINCIALE PER RIMOZIONE ACCUMULI D
I APPORTO DI LEGNAME E RIFIUTI  DEI FIUMI.                  
                                                            

Iscritta alla seduta del Consiglio del 09-10-2012 delle ore 14:30 con numero 21 e discussa con numero 21

Relatore: CONSIGLIERE
Proponente/i: Torchio Giuseppe
Gruppo/i:
Esito: RINVIATA

Testo presentato al Consiglio:
Interrogazione a risposta orale

oggetto: Piano operativo annuale e pluriennale di pronto intervento ai ponti di interesse provinciale per rimozione accumuli di apporto di legname e rifiuti dei fiumi.

Al Presidente ed alla Giunta Provinciale

per conoscere

atteso che la totalita’ delle ex Strade Statali interessanti il territorio e’ stata assegnata alla Provincia e che tale decisione ha portato la rete viabilistica di competenza dell’Ente ad un totale di circa mille chilometri;

premesso che e’ ricorrente il forte richiamo d’attenzione da parte di amministratori locali, degli stessi pescatori, nuclei di protezione civile e, piu’ in generale, della cittadinanza all’abnorme accumulo di tronchi, legname vario e rifiuti in corrispondenza dei numerosi ponti che interessano i corsi d’acqua attraversati dalle Strade Provinciali;

di recente, la stessa Prefettura e’ intervenuta a riguardo, presso il ponte in ferro tra Cremona e Castelvetro P.no, coordinando un’azione di pronto intervento, come riferito anche da pescatori e amanti del fiume;

e’ diminuito l’interesse di privati, gente di fiume e volontari che, in passato, provvedevano alla rimozione di tali ammassi legnosi generati dal trasporto idrico anche per ricavarne legna da ardere per mitigare i rigori invernali;

da decenni si sollecitano le autorita’ competenti a rendere operativo un piano efficace e coordinato di rimozione di tali materiali recati dall’apporto idrico;

la stessa progettazione dei manufatti, riferita anche ad opere abbastanza recenti quale il ponte “Giuseppe Verdi” tra Isola Pescaroli e Roccabianca, al pari del ponte “Salvo d’Acquisto” tra Pizzighettone e Gera d’Adda e Maleo o lo stesso ponte sull’Oglio di Isola Dovarese, non sembra avere sufficientemente considerato l’introduzione di moduli costruttivi atti all’automatica eliminazione dei cumuli lignei a cui, viceversa, pare avessero gia’ provveduto i tecnici ed I progettisti nell’era romana;

visto il preminente interesse della Provincia per conto degli utenti e di tutte le comunita’ interessate alla piena operativita’ dell’intera rete viabilistica;

considerata la particolare stagione di magra che ha colpito il nostro territorio e la presunta maggiore semplicita’ di provvedere alla rimozione del materiale sedimentatosi prima del prevedile avvento del periodo di piena;

atteso che la manutenzione delle pertinenze sottostanti le infrastrutture non e’ di minore importanza di quelle sovrastanti i ponti e di uguale interesse per la rete viabilistica di competenza;

vista la disponibilita’ di organismi competenti in materia di protezione civile e direttamente relazionati a livello nazionale, la collaborazione legata anche a specifiche competenze dell’Aipo (Agenzia Interregionale per il Po) e di diversi gruppi di volontari coordinati dalla Provincia a livello di protezione civile;

onde evitare il classico “armiamoci e partite!” e le note e reiterate critiche riferite a provvedimenti assunti in piena emergenza e quindi scarsamente efficaci ed oltremodo costosi;

se non ritengano di provvedere a redigere ed a rendere immediatamente operativo un piano annuale e pluriennale di interventi, anche con il coordinamento delle Province confinanti e competenti (Parma per Isola Pescaroli, Piacenza per ponte per Castelvetro, Mantova per Calvatone, Milano e Lodi per Spino d’Adda, noi per Casalmaggiore, etc.) che si possa avvalere anche della specifica competenza di volontari dotati di idonee attrezzature e di personale civile proveniente da reparti specializzati ed, all’occorrenza, verificando la possibilita’ di una collaborazione, previa autorizzazione dei competenti Comandi, con lo stesso X (Decimo) Genio Pontieri di stanza alla Caserma “Col di Lana” di Cremona e dotato di uomini e mezzi particolarmente esperti nel settore.

Giuseppe Torchio
Consigliere Lista Civica Provinciale

Cremona, 23 agosto 2012

 

 

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Rogo in Irpinia, rimane ucciso un operaio. Gabrielli: per il 2013 pochi fondi per i canadair


Un operaio è morto in Irpinia, arso vivo da un rogo, che secondo i primi riscontri degli inquirenti, in attesa di prove certe, sarebbe stato appiccato da un presunto piromane, già fermato dalle forze dell’ordine. Intanto il responsabile della Protezione civile, Gabrielli, ha affermato che con i fondi messi a disposizione dal governo per il 2013 i servizi canadair sono a rischio.

Anche questo è un effetto combinato della crisi economica e della pazzia umana, sempre che il piromane sia tale e l’incendio volontario. Poche ore fa è morto Andrea Di Carlo, che si era dato fuoco terrorizzato dai debiti e dalla crisi.

Ora un caso ugualmente tragico, volontario o casuale che sia.

E il 2013, come dice il capo della Protezione civile, non partirà per ora con alcuna certezza….

 

pisapia

Finale Emilia, interviene Pisapia per calmare gli animi dopo il finimondo. Bergamini: “Siamo tranquilli e amici delle forze dell’ordine”. Vento di pace dopo Caronte


Anche il sindaco Giuliano Pisapia si è interessato direttamente delle disavventure capitate alla famiglia Bergamini di Finale Emilia. La polizia municipale di Milano ha inviato alcuni agenti, e uno di questi, secondo quanto ha scritto Alessandro Bergamini su Facebook non si è trattenuto. Una lite motivata forse da uno scatto d’ira o da un momento particolare: il fatto è che la madre di Alessandro è finita al Pronto Soccorso, e c’è un referto che parla chiaro. E’ ancora visibile il livido sullo zigomo e le gambe anch’esse segnate. Due calci, secondo la ricostruzione del medico. E la versione di Ale Bergamini non cambia: “Resterà sempre quella anche se mi condannano. Ho visto mia madre trattata a quel modo e ho reagito”.

Su internet si è scatenato un putiferio, un mio post precedente riporta l’intervento integrale di Ale Bergamini, come anche l’ha riportato il blog nocensura.com. Molti giornalisti si sono fatti vivi a Finale Emilia. Una pagina di “fan della polizia postale” è intervenuta poi con toni durissimi. Allo stesso Alessandro sono arrivati messaggi dai toni pesanti che intimavano smentite. Pare che l’agente milanese sia proprio quello più impegnato negli sgomberi dei campi rom, nell’era Moratti. Tutte circostanze che messe insieme hanno sollevato un gran polverone che però i protagonisti stanno placando. E non si vede perché il buon senso non debba vincere.

La verità è più semplice e forse si troverà – auspico – un accordo per evitare un processo inutile. Alessandro Bergamini, con sua madre (accusata di non aver mostrato i documenti al vigile; ma li ha mostrati al maresciallo dei carabinieri), ha due testimoni e il referto del Pronto Soccorso, ma nessuna intenzione bellicosa. Scrivo queste cose proprio per mettere in chiaro che c’è un forte desiderio di pace, di unità con i volontari e le forze dell’ordine e la Protezione civile, e di risolvere i problemi senza scontri.

Non è in atto una sorta di battaglia mediatica contro la Protezione civile. Alessandro, raggiunto telefonicamente, ha apprezzato l’intervento del sindaco di Milano: “Basta che quel vigile venga qui e si scusi, e noi che abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con i carabinieri e la polizia locale di qui, faremo la pace. Io ho reagito perché ho visto mia madre trattata a quel modo. Tutti possono vedere i segni che porta. E c’è un referto medico”.

L’intervento di un personaggio che ha partecipato al Grande Fratello, che difende sempre la polizia, è stato dirompente, con toni accesi. E’ divampata una reazione a favore della polizia. Smentite strane, messaggi pesanti a Alessandro, la voce che correva su internet di una bufala. Centinaia di commenti su una pagina Facebook.

Può darsi che tutto si plachi sotto il sole di Caronte. Forse le molte lamentele apparse su Facebook da parte di terremotati e volontari hanno messo in apprensione alcune autorità. In realtà non è in corso nessuna guerra, neanche mediatica, e il tono di Alessandro Bergamini, al telefono, è rassicurante.

“Al campo della Protezione civile ci siamo trovati molto bene finché è rimasta una squadra di volontari molto efficienti. Poi sono subentrati altri”.

Bergamini si è rivolto a un legale. Dato però che dopo tanto rumore su internet, mille commenti e tanti interventi, i dati di fatto parlano di una lite che si può ricomporre, è anche probabile che si eviti un inutile processo e che prevalga il buon senso. Ovvero che a Finale Emilia, dopo ore di fuoco, torni la pace.

Il problema dei terremotati è la mancanza di aiuti, i tempi incerti della ricostruzione: “Non siamo certo qui a prendercela con la polizia di Milano o le forze dell’ordine: abbiamo ottimi rapporti da sempre con loro. Qui ci conoscono tutti, siamo persone tranquille. Mio padre? Un pianista. Mia madre? Faceva la bidella. Mio fratello lavora con i bambini. Io pure. Il terremoto ha distrutto la palestra e abbiamo perso il lavoro”.

La questione vera è la ricostruzione, non la guerra con i volontari o la Protezione civile, molti dei quali sono apprezzatissimi, naturalmente, come dicono gli abitanti della zona colpita dai terremoti del 20 e del 29.

pascoli giovanni

Terremotati sotto il sole, narrazioni pacate, rassicuranti, tuttovabene anche per la Repubblica


Quel che dà fastidio nell’articolo pubblicato da la Repubblica oggi primo luglio è soprattutto il tono. Sereno, pacato, rilassato. I terremotati se la cavano, i ragazzi della Protezione civile, i volontari si beccano le insolazioni, lo spiega il medico. Insomma i terremetato vanno avanti, qualche difficoltà ma non troppo.

Ma davvero? Allora non ci preoccupiamo. Abbiamo letto un bel racconto, rassicurante e bonario e amico delle istituzioni deputate a occuparsi con la dovuta competenza del complicato problema.

Ma i cittadini parlano?

No.

E dove i cittadini non parlano che informazione c’è? Istituzionale. Certo che le istituzioni devono parlare, dire tutto di tutto, senza tener segreti – vecchio viziaccio – ma che una signora appaia all’inizio di un articolo vestita a festa per andare a messa (ovviamente a messa, ma è ovvio) con 40° fa piacere per la signora che sta bene, ma fa arrabbiare. Volete dirci che tuttovabene? Ci si aspettava la risposta alla domanda che cosa succede oggi, non che deve succedere per compiacere le istituzioni. Non era un contropotere il giornalismo? No, non lo è più, ha rinunciato al suo mestiere e i lettori vanno a cercare informazioni sui social network.

Non abbiamo bisogno di conforto. Non siamo fanciullini da mettere a nanna. Non siamo il lettore del Pascoli che va tranquillizzato da tante paure. Non abbiamo bisogno di belle favole per vivere sereni.

Serve un chiaro resoconto dei fatti. Dire come stanno le cose e chiamarle col loro nome.

Noialtri siamo amici del dubbio invece.

Meglio dubitare e andare a vedere. E quel che personalmente ho visto, ascoltato, fotografato e registrato è diverso da quel che ho visto in tivù. I guai ci sono. I terremotati hanno paura certo del calore, ma soprattutto dell’inverno, se non arriveranno aiuti.

Certo che vanno elogiati i volontari. Ma la Protezione civile non può tutto. E non è difficile da credere.

Segue l’articolo, in bello stile, di piacevole lettura, non certo una falsificazione della realtà, ma dal tono a mio giudizio fuorviante e troppo rassicurante. Dove c’è una tragedia e dove c’è urgenza di aiuto, i colori non possono essere tenui.

“Nelle tendopoli insieme a Caronte. Così il caldo record toglie il respiro ai terremotati d’Emilia” di JENNER MELETTI da La Repubblica del 1° luglio 2012

SAN FELICE –  La signora Vittorina esce dalla tenda vestita di tutto punto. «Più tardi c’è la Messa », dice. La borsetta in una mano, un ventaglio nell’altra. «Il caldo? C’è sempre stato. Certo, fossi a casa mia…». Una casa di campagna, crollata assieme alla stalla. «Anche nell’ora più calda, sotto il noce, si stava sempre bene. E facevo corrente, fra la cucina e la cantina. I muri erano forti, tenevano fuori il freddo e il caldo». Adesso è arrivato Caronte e la nuova «casa», la tenda della Protezione civile, sembra ancora più fragile. Si usa ogni mezzo, in questa guerra fra i terremotati e il caldo che toglie il respiro. In ogni tenda c’è il condizionatore e molte sono coperte dagli «ombreggiatori ». Ma basta entrare in una di queste case di tela per sentirsi soffocare. «Durante il giorno — dice Marco Cestari, responsabile della Protezione civile di Finale Emilia — non puoi resistere. Con otto persone, dopo poco tempo, anche con il condizionatore devi cambiare l’aria, e se apri la porta o la finestra entra la vampata di calore».
Trentatré gradi a mezzogiorno, poi il termometro sale. I display dei distributori di benzina segnano anche 42 e 44 gradi. Qui a San Felice la tendopoli delle scuole medie è in un parco, a Finale la tendopoli 2 è sul cemento di una pista di pattinaggio. «Può sembrare strano — racconta Samir Abou Merhé, il medico coordinatore sanitario di Mirandola e dei Comuni vicini — ma ad essere colpiti dai colpi di calore sono più i volontari che i terremotati. Se devo fare una statistica, su 10 persone colpite da insolazione ben nove sono volontari o addetti ai lavori. Operano sotto il sole, per montare tende o altri servizi, oppure si trovano sotto una lamiera davanti a pentoloni giganti per dare da mangiare a 500 persone ».
Dopo 40 giorni di tenda ci sono già le abitudini. Ogni anziano sceglie il suo «posto fisso» — a fianco di un container, sotto un albero, accanto alla tenda dell’infermeria — per cercare una fetta d’ombra e un filo d’aria. «Non abbiamo avuto drammi — spiega il dottor Abou Merhé — anche perché gli anziani più fragili, con l’intervento della Regione, sono stati mandati in montagna o al mare. Con loro anche le famiglie con molti bambini. Ma ci sono anziani che non vogliono andare lontano da casa. Dormono in tendopoli così ogni giorno possono andare a vedere il loro appartamento, oppure vivono in un camper nel giardino di casa. Noi andiamo ad assistere anche quelli. I medici di base non hanno più l’ambulatorio ma sono ogni giorno nei campi a fianco dei loro pazienti. Con il sisma, si è rotta però un’alleanza che sembrava inattaccabile: quella fra gli anziani e le loro badanti. Molte di queste donne sono scappate, dopo le grandi scosse e solo poche sono tornate. Per ora gli anziani sono assistiti al mare o in montagna, o sono in tenda assieme ai loro familiari, ma quando torneranno a casa non avranno più l’assistente romena o moldava». «Ogni mattina — racconta Mario Ferrari, capocampo a San Felice — le infermiere entrano nelle tende degli anziani — qui da noi sono una cinquantina — per misurare la pressione, vedere se ci siano casi di disidratazione. Abbiamo avuto un caso stamane, è bastata una flebo per risolvere la situazione». Il caldo porta però tensione e nervosismo. Basta guardare i nomi scritti sulle tende, come fossero campanelli di un condominio. Angiolina, Umberto ed Elvira sono in tenda con Kaur, Singh e Hamza. «Dopo tanti giorni — racconta Fernando Ferioli, sindaco di Finale Emilia — la convivenza si fa difficile. Ma questo succederebbe anche se tutti fossero italiani. Non puoi passare giorni e giorni senza fare nulla, come sono costretti a fare centinaia di cassintegrati e disoccupati. Per togliere l’ansia e la tensione, bisogna dare risposte precise a chi chiede quando riaprirà la fabbrica, quando potrà tornare a casa e soprattutto chi pagherà i danni. Per martedì noi sindaci siano convocati in Regione e il presidente Vasco Errani ci dirà in che percentuale lo Stato rimborserà i soldi per la ricostruzione. Solo così potremo sapere se possiamo ripartire o no. Io per l’emergenza ho già speso 3 milioni che non ho. Per abbattere un solo condominio ho speso 85.000 euro più Iva. Dallo Stato non è ancora arrivato un soldo. Da un paesino dell’Abruzzo, Opi, mi hanno mandato 650 euro, in contanti. Sono 60 abitanti in tutto. Mi hanno fatto piangere».

finalese

Botte al terremotato che protesta contro la Protezione civile!


Diffondo ulteriormente questa testimonianza per dar l’idea di quanto distacco dalle istituzioni e dai massmedia si stia creando in Emilia, fra i terremotati. Il fatto segnalato su Facebook ha caratteristiche pesanti. Se la storia è falsa qualcuno passerà un guaio, ma pure se risulterà vera. In ogni caso documenta un disagio assai forte e dilagante.  L’interessato ha raccontato la sua versione in un post sul proprio profilo Facebook. La storia vissuta – in attesa di chiarimenti – sta circolando sul social network suscitando grande attenzione. Alessandro Bergamini teme che i familiari non possano testimoniare, ma in questo caso possono. Peserebbe non poco anche il referto del Pronto soccorso.

La Protezione civile, da questo racconto, avrebbe cacciato Alessandro e sua madre perché hanno protestato contro il menù: ridotto per i terremotati, più abbondante per i protettori civili. E i due, madre e figli, sarebbero stati cacciati. La mattina dopo, tornati al camper, un poliziotto avrebbe dato una sberla ad Alessandro Bergamini, che diffidando dei massmedia ha pubblicato sul Web questo racconto, che attendo di poter verificare.

rovereto

Il Pd garantisce che i 160 milioni arriveranno ai terremotati: meno soldi ai partiti e di più ai bisognosi


“L’impegno che abbiamo assunto con i terremotati destinando loro le risorse risparmiate sul finanziamento dei partiti nel 2012 e nel 2013 con il taglio dei rimborsi elettorali (160 milioni in totale) sarà assolutamente rispettato dal Partito Democratico. E’ del tutto destituita di fondamento dunque la notizia secondo la quale si sarebbe manifestata una volontà diversa da quella sancita dal voto palese e convinto dei deputati al disegno di legge che contiene questo provvedimento. Dopo il voto alla Camera il disegno di legge è ora al Senato che lo approverà rispettando i tempi (10 luglio) e gli impegni assunti”.

E’ la dichiarazione che sta circolando in rete, a nome dei deputati e dei senatori del Partito democratico dell’Emilia Romagna, tratta dal sito del Pd. Vale la pena seguire con attenzione tutti i passaggi, perché Roma è una città maliosa ma fiammeggiante d’imprevisti. Le migliori intenzioni trovano ostacoli inopinati. Sui massmedia poi pullulano iniziative di ogni genere a favore dei terremotati: concertoni, sms, telegiornali e giornali che raccolgono grandi somme di danaro, ma nulla è ancora arrivato agli interessati rimasti nelle piccole tendopoli, non poche, al di fuori dei piani della Protezione civile. Su internet si trovava anche la notizia che quei soldi tagliati dal finanziamento pubblico che arriva ai partiti in realtà non sarebbero mai giunti alle persone rimaste senza tetto in Emilia. La smentita dei deputati e dei senatori Pd rimette in gioco 160 milioni di euro che serviranno moltissimo, come altri fondi che dovrebbero arrivare da tutt’altre direzioni, compreso un finanziamento della Cei chiesto dai parroci delle zone colpite dal sisma, ma sinora bloccato. C’è sempre un problema: chi ha diritto di incassare e distribuire le donazioni e con quali criteri? Per questo è più semplice un bonifico diretto ad associazioni locali di volontariato, a diretto contatto con le persone che hanno perso la casa.

p.z.