Come andrà finire, con un’aula di tribunale per i cattolici e una per i non cattolici? Apartheid vecchio stile? Lo si saprà quando si conosceranno le motivazioni della sentenza: intanto però va apprezzata l’assoluzione decisa dalla Corte d’Appello dell’Aquila. Il giudice Luigi Tosti non è colpevole ma innocente per essersi rifiutato di celebrare i processi sotto il solito crocifisso che dilaga anche dove non si celebrano funzioni religiose e ma ci sono persone d’ogni o nessuna religione che chiedono giustizia non alla Chiesa ma allo Stato.
Il ministro Castelli aveva mandato nel 2004 un ispettore presso il tribunale di Camerino, dove il giudice Tosti aveva collocato un emblema di Democrazia Atea accanto al crocifisso. Ma il ministro leghista probabilmente non aveva capito la serietà dell’intervento di Tosti, che ne esce vincitore.
Questo il comunicato di Democrazia Atea che ha difeso con l’avvocato Carla Corsetti l’ex giudice.
La Corte D’Appello de L’Aquila ha assolto il dr.Tosti, già condannato dal Tribunale de L’Aquila ad un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, perchè il fatto non sussiste.
Il dr.Tosti, Giudice presso il Tribunale di Camerino, si era rifiutato di celebrare le udienze sotto la tutela simbolica del crocifisso e ne aveva sollecitato la rimozione.
Nel corso dell’udienza che si è tenuta stamani davanti alla Corte d’Appello de L’Aquila, i difensori del dr.Tosti, gli avvocati Carla Corsetti e Dario Visconti hanno sollevato preliminarmente la questione della illegittima esposizione del crocifisso anche nell’aula ove si stava celebrando il processo d’appello.
La Corte si è riunita e dopo circa un’ora di camera di consiglio, ritenendo fondata l’eccezione sollevata, ha disposto che il processo dovesse essere celebrato nell’Aula Magna priva di simboli religiosi.
La Corte quindi ha implicitamente confermato che l’esposizione del crocifisso viola i diritti fondamentali di libertà di coscienza ma la soluzione adottata ha materializzato una ennesima discriminazione in danno del Tosti e in danno dei suoi difensori perché è stato come sostenere che esiste un’aula per i cattolici e un’aula per i non cattolici, un po’ come gli autobus per i bianchi e gli autobus per i neri.
La Corte depositerà le motivazioni entro il 15 settembre e sapremo se le ragioni che hanno adottato i Giudici dell’Appello faranno riferimento alla violazione dei diritti umani, le stesse violazioni denunciate dal dr.Tosti quando ha intrapreso questa battaglia di civiltà.
Ecco come il Luigi Tosti ha presentato il suo processo, sul suo blog personale:
Il 5 luglio prossimo verrà discusso dinanzi alla Corte di Appello dell’Aquila il ricorso che ho proposto contro la condanna ad un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici che mi è stata inflitta, nel 2008, perché mi sono rifiutato di tenere le udienze sotto l’imposizione del crocifisso cattolico. Ricordo che il mio rifiuto è scaturito dalla circostanza che l’esposizione obbligatoria nei tribunali statali italiani di un simbolo confessionale viola non solo l’obbligo dello Stato italiano – e quindi dei giudici – di amministrare la giustizia in modo visibilmente imparziale e neutrale, ma anche il diritto di libertà religiosa delle persone che, per ragioni di lavoro o di giustizia, sono obbligate a lavorare e/o frequentare gli uffici giudiziari.
Io sono un cittadino italiano che, dopo aver superato un concorso pubblico, ho accettato di lavorare non in un tribunale ecclesiastico o della Santa Inquisizione -alle dipendenze del Vaticano- ma alle dipendenze del Ministero di Giustizia di una Repubblica “laicale, quindi, in tribunali che non possono imporre né ai dipendenti né ai cittadini l’obbligo di condividere atti di manifestazioni di libertà religiosa né connotazioni religiose partigiane dell’attività giurisdizionale espletata. La Costituzione recita infatti che “la giustizia è amministrata in nome del popolo -e non in nome del dio dei cattolici- e che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”, davanti alla quale tutti i cittadini “sono eguali, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
E conclude: “A causa di questo mio rifiuto sono stato rimosso dalla magistratura nel 2010 dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dall’insigne politico e giurista Avv. On. le Nicola Mancino”.



Pur nella soddisfazione per il fatto che la Corte d’Appello de L’Aquila ha riconosciuto che la presenza del crocifisso nell’aula B comprimeva la libertà di coscienza dell’imputato e degli avvocati e anche tenuto conto del fatto che i processi d’appello devono concentrarsi su motivi del ricorso: rimango sorpreso del fatto che nella discussione, né l’imputato né gli avvocati abbiano sollevato la questione che per il sottoscritto è la più importante:
la legalità o meno della presenza dei crocifissi negli uffici pubblici.
Brevemente la questione è la seguente.
La Corte di Cassazione nella sentenza Montagnana del 2000 aveva ritenuto abrogate le norme fasciste che prevedono la presenza del crocifisso negli uffici pubblici, motivando che le stesse sono norme secondarie implicitamente abrogate ex art. 15 preleggi per via dell’abrogazione, anche ai fini concordatari, dell’art. 1 dello Statuto albertino (che era la norma primaria che le reggeva); abrogazione avvenuta ad opera del nuovo Concordato degli anni Ottanta.
Il Consiglio di Stato ha successivamente dato, sull’abrogazione di tali norme fasciste, una interpretazione contraria a quella della Corte di Cassazione.
In ogni caso, per la sostituzione del Re con il Presidente della Repubblica, la norma fascista che prevede il crocifisso nelle aule dei tribunali, oggi va letta grossomodo così “in ogni aula di giustizia, accanto al ritratto del Presidente della Repubblica, va esposto il crocifisso”.
Quindi ogni giudice che si trovi a giudicare sulla questione del crocifisso nelle aule dei tribunali potrebbe validamente dare uno dei seguenti giudizi.
Se il giudice non trova obbiezioni a quanto ritenuto dalla Corte di Cassazione, la norma fascista è abrogata e il crocifisso va rimosso perché illegalmente esposto e perché dovremmo essere in una democrazia che deve garantire l’uguaglianza e la non discriminazione.
Se invece il giudice non ritiene valide le argomentazioni della Cassazione e ritiene che tale norma fascista sia tuttora in vigore, al di là di ogni altra considerazione sui diritti umani e costituzionali dei frequentatori delle aule dei tribunali, il giudice deve applicare tale norma fascista. Cioè deve controllare che “in ogni aula di giustizia, accanto al ritratto del Presidente della Repubblica, sia esposto il crocifisso”.
Come mai né nell’aula B né nell’aula A della Corte d’Appello de L’Aquila è presente il ritratto del Presidente della Repubblica? Come mai né i giudici né i pubblici ministeri né il ministro della Giustizia si occupano della integralità del rispetto delle norme in vigore nello Stato italiano?
Così il fatto è che: in qualche aula è presente il crocifisso, in nessuna il ritratto del Presidente della Repubblica!
Quindi salta agli occhi che il crocifisso non sta nelle aule dei tribunali per l’integrale rispetto di una norma (controversamente) ritenuta in vigore (seppur fascista) ma per compiacere i cattolici i quali si lusingano di vedere il solo simbolo della loro religione esposto nelle aule dei tribunali e forse lo vedrebbero sminuito se lo vedessero esposto accanto al ritratto del Presidente della Repubblica.
(L’avvocato Dario Visconti ha dimostrato che non tutti i cattolici sono di tal fatta, ma io mi riferisco ai cattolici di un’altra specie.)
§
Concordo sull’ulteriore contestazione di Luigi Tosti alla creazione di aule differenziate.
Rimangono infatti tutti interi i motivi di condanna della Grecia da parte della CEDU nel caso Alexandritis.
Infatti l’imputato o il testimone o l’avvocato o il giudice che voglia scegliere un’aula piuttosto che un’altra dovrà comunque far conoscere il suo orientamento religioso con conseguente violazione del suo diritto a tenerlo riservato.
E che succede in caso di contrasto tra i vari attori dell’aula di giustizia? Si fanno processi in teleconferenza in aule separate?
La soluzione rispettosa del Supremo Principio di non-confessionalità dello Stato è sempre la stessa: togliere tutti i simboli particolari o esporli tutti.
Riusciranno le maggioranze, di tutto il Mondo, compiaciute dei propri privilegi a rispettare il principio di uguaglianza e non discriminazione?
Per ciò che vediamo in tutto il pianeta, non sembra che ciò accadrà presto, ma speriamo che io mi sbagli.