Luciano Pizzetti in questo intervento considera Perri “non un usurpatore ma il prodotto del nostro distacco dalla realtà”. Se quelle due parole – “nostro distacco” – hanno un senso, come non concordare con questa critica molto precisa avanzata dal parlamentare del PD!? Perri, infatti, costruì la propria vittoria (di misura ed in gran parte a propria insaputa) proprio sul distacco dalla realtà del gruppo dirigente del PD di quel periodo (2008-2009). Un distacco dalla realtà talmente pesante che riuscì nel capolavoro ineguagliabile di “azzoppare l’anatra” (il candidato Corada) tirando la volata – consapevolmente o inconsapevolmente, poco importa – alla vittoria del centrodestra. Un distacco dalla realtà talmente evidente che, nel corso degli anni, ha poi visto la pesante diaspora di quello stesso gruppo dirigente: alcune persone che lo componevano, infatti, dopo quella sconfitta hanno mantenuto e continuano a mantenere – su designazione del centrodestra – presidenze in questa o quella azienda comunale o paracomunale, altri addirittura hanno deciso di approdare al Partito dei Carini. Richiamo questa realtà senza alcuna acrimonia, con spirito sufficientemente disincantato e comunque come dato di fatto inconfutabile ed oggettivo.
Come si vede, tutto sommato il tempo è galantuomo, come galantuomo resta Oreste Perri, nonostante io non condivida quasi nulla della sua azione amministrativa.Deo Fogliazza


meglio tardi che mai.A quando le valutazioni sul pd locale e sul modo di (non)far politica a livello nazionale?A quando la cura della malattia?Nel 2016?O continuiamo ad accusare Grillo di sottrarre voti alla sinistra?
Anch’io come Deo Fogliazza penso che il tempo sia galantuomo. Dopo la sconfitta amministrativa del Centrosinistra Fogliazza ed io, pur da posizioni opposte ma credo con eguale spirito, fummo tra i pochi a chiedere una discussione politica sulle ragioni che l’avevano determinata. La discussione non si fece e in sua vece si sono sedimentati dissapori e acrimonie che stanno quotidianamente minando l’esistenza del PD cremonese.
Il distacco dalla realtà è consistito nel non voler comprendere, o farsene ragione, che un ciclo politico era davvero esaurito comportando l’assoluta necessità di aprirne uno differente. Cremona ha solo anticipato prima Mantova e poi Parma. In tutte e tre le realtà il Pd ha prodotto il medesimo schema refrattario al cambiamento restandone travolto. Quando la sicumera prende il posto dell’analisi è sempre così che va a finire.
All’epoca SWG ci segnalava che quasi il 40% del nostro elettorato considerava possibile spostarsi su altri candidati. Contemporaneamente IPSOS ci diceva che il 30% dei nostri elettori pronosticava una vittoria del Centrodestra. Fare spallucce a queste crude verità ha determinato il distacco dalla realtà. Noi a Cremona abbiamo sempre vinto quando siamo stati motore del cambiamento cogliendo gli umori della comunità, quando abbiamo smesso di farlo diventando freno abbiamo perduto.
Ovviamente le responsabilità sono di tutti ma non distribuite in egual misura tra chi ha intuito e chi no. E’ un basilare principio etico prima ancora che politico.
Luciano Pizzetti
Non mi ha mai appassionato la discussione sul passato. Ritengo però che sia sempre utile analizzare quanto succede, per poter imparare sia dagli errori che dalle vittorie. Per questo nel 2009, dopo la sconfitta amministrativa, dedicai qualche settimana del mio tempo ad insistere perché il PD affrontasse una discussione franca e libera sulla sconfitta. Il gruppo dirigente del PD si sottrasse a questo impegno. Ne paghiamo ancora oggi le conseguenze: la polvere non va mai messa sotto il tappeto. Ad un certo punto marcisce.
Non so nulla dei “sedimentati dissapori e acrimonie che stanno quotidianamente minando l’esistenza del PD cremonese” come li definisce oggi Pizzetti.
Io da quella sconfitta ho tratto alcune conseguenze. Una delle quali è essermi di molto defilato dalla politica locale. Ho deciso di non candidarmi a far parte di alcun organismo dirigente del PD cremonese, ho deciso di rinnovare la tessera – con il minimo della quota – più per rispetto alla mia lunga storia personale che per convinzione o adesione alla situazione del PD cremonese, ho deciso di partecipare con il contagocce alle diverse riunioni o iniziative.
Pizzetti cita alcuni dati relativi ai sondaggi del tempo. Non ho mai avuto occasione di vederli, né sono mai stati discussi all’interno del PD. Perché?
So comunque per certo che nel dicembre 2007 (a poco più di un anno dalle elezioni) venne presentato pubblicamente, nel Salone dei Quadri di Palazzo Comunale, un corposissimo sondaggio IPSOS, basato su interviste a ben 1.000 cittadini cremonesi (dunque attendibilissimo, perché – come si sa – di solito i normali sondaggi si basano su 1000 interviste che valgono, però, non per una città di 70.000 abitanti ma per l’intera Italia).
Ebbene, quei dati dicevano che il candidato Corada poteva contare sul 74% dei suffragi positivi, dato suddiviso nel modo seguente: l’84% formato da elettori del centrosinistra e il 64% addirittura da elettori del centrodestra.
E so anche per certo che non più tardi di 15 giorni dopo quella presentazione, inopinatamente, un ristretto gruppo di persone, parecchie delle quali componenti il gruppo dirigente ristretto del PD cremonese, diede inizio ad un percorso “riservato” che avrebbe portato alla proposta di non ricandidatura (incredibile dictu!!) del sindaco uscente così fortemente appoggiato dall’opinione pubblica.
Un percorso riservato, reticente, non partecipato, nella più classica della tradizione politicante.
Venne addirittura “inventata” la candidatura di persona sicuramente degnissima, ma che nessuno dei normali militanti del PD cremonese ebbe mai occasione di incontrare, con la quale non fu mai possibile interloquire nè ragionare.
Gli unici due momenti di partecipazione collettiva (sempre in assenza del candidato in pectore) furono due assemblee cittadine molto partecipate, delle quali ho buona memoria che, se venisse meno, sarebbe comunque aiutata dai precisi appunti che presi, relativi agli interventi dei diversi partecipanti.
Quelle due assemblee decisero democraticamente alcune cose precise, la prima delle quali fu di dare vita alle elezioni primarie, alle quali Corada si candidò con generosità non riscontrando, purtroppo, alcuna altra candidatura da parte di alcun altro concorrente.
Dopodiche un gruppo dirigente ormai politicamente screditato e sconfitto non ebbe la lucidità di tirarne le conseguenze, ciascuno rimanendo abbarbicato alle proprie posizioni di potere. Azzoppato il candidato del centrosinistra, mantennero la direzione della campagna elettorale nelle proprie mani ottenendo così il bel risultato di rendere più semplice la vittoria – pur risicata – del centrodestra.
Ora una buona parte di quelle persone naviga per lidi molto diversi da quelli del PD, ma non ha abbandonato la politica. Anzi, parecchie persone di quel tempo oggi mantengono posizioni ancora di primissimo piano, però su altri versanti: chi gestendo posizioni di responsabilità a nome e per conto del centrodestra, chi avendo deciso di approdare al codiddetto “Partito dei Carini”.
Mi fermo qui, anche se avrei parecchie altre questioni sulle quali ragionare.
Se c’é una morale da trarre da questa vicenda, è che in politica (quella con la P maisucola) le decisioni vanno sempre assunte nel massimo della trasparenza, della partecipazione e della libertà. Che contarsi e votare democraticamente per assumere le diverse decisioni non è sbagliato, anzi spesso si dimostra decisivamente positivo. E che chi si mette in gioco pro o contro alcune scelte, deve mettere anche in conto che la battaglia culturale va sempre svolta a testa alta e con la schiena dritta, senza sotterfugi, pronto a trarne le dovute conseguenze.
E’ un insegnamento che dovremmo assumere come PD – a livello locale ed a quello nazionale. E’ un metodo che, se decidessimo davvero di praticare, ci aiuterebbe a contribuire al necessario ed impellente riavvicinamento alla “Politica” da parte dei milioni e milioni di cittadini che ora, invece, disincantati e delusi, guardano alla “politica” con diffidenza e, purtroppo, anche con qualche disprezzo.
Deo Fogliazza