Ha un bel dire il consigliere di minoranza Filippo Bongiovanni della Lega Nord di Casalmaggiore, che bisognerebbe abbassare le tasse. Anzi, l’avvocato padano sostiene addirittura che nelle meste condizioni economiche in cui stanno annegando i bilanci di tante famiglie, mantenere inalterate le tasse equivale ad aumentarle, dato che l’inflazione reale erode il potere d’acquisto di beni e servizi. Il Comune di Casalmaggiore, maniero di confine della provincia di Cremona dov’è inoltre l’unico Comune di rilievo strategico governato dal centrosinistra (lista civica Insieme), ha deciso di non aumentare né diminuire l’aliquota Irpef di cui si discuteva con toni incendiari in consiglio comunale: 0,4% come l’anno scorso, mentre due anni fa il dato era un misero 0,1. A Casalmaggiore si è piuttosto sanguigni, il presidente del consiglio ha accusato il civico consesso di toni da campagna elettorale, ma chi li ferma quando si parla di tasse altrui? Il sindaco Claudio Silla se l’è presa con le tre manovre contromano del governo Berlusconi sostenuto dalla Lega di Bongiovanni (che è anche assessore provinciale ai rapporti col consiglio provinciale) che invece se l’è presa col governo Monti sostenuto dal Pd di Silla. “Compito di un buon amministratore è prevedere, dovevate pensarci prima” accusa Bongiovanni e Silla ribatte che “il preavviso del governo ai tagli degli enti locali che voi della Lega dovevate difendere è arrivato 10 giorni prima”. Il Comune di Casalmaggiore comunque ha approvato anche l’esenzione dall’Irpef Comunale per chi gode (per modo di dire) di un reddito inferiore ai 10mila euro.
Le tasse, però, più che una procedura amministrativa, sono ormai un riflesso condizionato, un’entità ipnotica, ossessiva, che induce non pochi cittadini ad atti inconsulti. C’è chi paga l’Ici anche se non lo deve pagare, e versa la tassa perché “non si sa mai”, pur avendo cambiato residenza. E’ successo a due signore di Gussola, alle quali il Comune ha dovuto restituire l’inopinato dono. Succede in amministrazione provinciale, dove decine e decine di persone pagano una multa che non hanno mai ricevuto. Chissà perché. E’ un senso di colpa forse innato alla mentalità cattolica, cristiana, una forma di sacrificio di sé per la salvezza della comunità rappresentata dalle istituzioni, le quali però di carità non sembra che brillino. Ci sono evasori dall’estro innato, come Luigi Spagnuolo, imprenditore cremonese, che batte lo stesso Re Mida. Per la Finanza è “presunto evasore”: sono in corso accertamenti e sarà interessante, curioso, stupefacente sapere come ha guadagnato capitali che è impossibile persino sognarsi senza risultare residente in nessun luogo. E c’è chi paga all’azienda del gas la bolletta non dovuta. Sintomi di identificazione fra denaro e moralità di un dio post-moderno, o troppo presente, che esige sacrifici in denaro in cambio di sonni tranquilli. Non a caso abbondano i truffatori che inviano falsi bollettini di società senza partita Iva con sede alle Seychelles che minacciano recupero crediti per l’acquisto di servizi da siti internet che nessuno conosce.
In compenso gli enti locali testimoni dei più bizzarri comportamenti non hanno modo di replicare. Per i bisognosi “a rischio emarginazione”, i governi Berlusconi e Monti e la Regione hanno a più riprese talmente tagliato i fondi per i più poveri che restano al Comune di Casalbuttano solo 1.924 euro, e gli abitanti sono oltre 4mila. Pizzighettone, oltre 6mila abitanti, se la cava con l’aiuto della Compagnia San Vincenzo e del Banco Alimentare, grazie ai quali riesce ad assistere 90 famiglie in difficoltà a procurarsi pranzo e cena.
Tasse, un mistero, un habitus culturale. Sembra tutto anacronistico. Forse un migliaio di dirigenti in provincia con stipendi da oltre 100mila euro, fra enti e aziende pubbliche e private, e dall’altro lato i non abbienti in coda alla San Vincenzo o dai frati cappuccini o alla Caritas grati per un pezzo di pane. Tasse da pochi euro che scatenano risse politiche, evasori fiscali miliardari, sconosciuti alle istituzioni. E’ un mondo senza regole reali ma infittito da una ragnatela di norme che imbrigliano di solito chi si sente vittima di una burocrazia cieca e invisa ai buoni. Colpisce la moralità delle due signore di Gussola, una delle quali già deceduta, che hanno pagato spontaneamente, senza alcun obbligo né richiesta, forse terrorizzate o preoccupate, ma comunque in grado di dormire sonni tranquilli. Si immagina lo stupore del Comune che volentieri ha restituito. In un caso all’ignaro erede.
P. Z.


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