Il presidente di Lgh Andrea Pasquali ha scelto di seguire un percorso formalmente corretto, evitando nel contempo di presentarsi di fronte a quello che poteva definire un plotone d’esecuzione. Un modo di fare che sa di sale, insomma salino, tanto da ricordare una delle abili trovate del presidente della Provincia. Abili, corrette formalmente, ma sostanzialmente malsane per chi voglia conversare di politica in un ambiente umano e democratico. Questa però è una delle conseguenze del berlusconismo: ci sono nemici da evitare, si può scegliere il silenzio, anzi il contrasto con la “cortesia istituzionale”. Pasquali ha inviato un’email al direttore generale del Comune, il quale ha telefonato al presidente della commissione Vigilanza Giovanni Gagliardi. Un’amena curiosità: entrambi sono “profughi” della Provincia: Placchi era dirigente del settore cultura, ma trovandosi a mal partito con Salini se ne sarebbe andato in Comune dove l’attendeva ben altra vicissitudine. Gagliardi era segretario generale e capo del personale della Provincia, ed è pure approdato nel portofranco del Comune. Accanto a Gagliardi, guarda caso, un altro possibile ex rimasto però in sella: il presidente dell’Aem Franco Albertoni, scampato alle richieste di dimissioni, delegato emblematicamente da Pasquali.
Giovanni Gagliardi, avvocato e politico, ha ricevuto dal direttore generale l’email di Pasquali, che annunciava di convocare il 24 febbraio l’assemblea dei soci di Lgh per poi annunciare nella riunione stessa “l’intenzione” di dare le dimissioni, che dunque non arrivano. O si danno o non si danno, e invece Pasquali le affida a percorsi amministrativamente e psicologicamente tortuosi. Gagliardi ha sottolineato che “se l’intenzione dovesse affievolirsi durante la notte, le dimissioni non saranno date”.

Commissione vigilanza: assente Andrea Pasquali, Gagliardi, a capotavola, scioglie la seduta (foto Francesco Sessa)
La storia è già stata raccontata e ancor lo sarà perché sapida è. Autoconsulenza di Pasquali, euro intascati, scandalo nel Pdl, gli ex An che protestano. Andrea Pasquale è sì un ex An ma il settore delle ex municipalizzate, da cui proviene pure Max Salini, offre anche occasioni di fare nuove conoscenze, divenire persone di mondo, imbattersi magari in un ciellino. E’ quel che per caso o per destino, se non per volontà, è accaduto al cremonese dal cognome napoletano.
Comunione e liberazione è un titolo allettante per un presidente in difficoltà con la sua maggioranza, ed eccolo amico dei ciellini. Scelta assolutamente legittima, arguta, gravida di positive conseguenze per l’uomo politicamente inguaiato.
Assente, il presidente di Lgh evita di pronunciare parole da una posizione debole, parole che poi avversari agguerriti ed esperti avrebbero abilmente usato contro di lui. Così “si è dato” (come dicono a Roma, sottintendendo “alla fuga”).
Ha evitato quel che gli sembrava un processo. Ha berlusconizzato il proprio caso, ha ricusato di fatto il suo giudice, si è autoapplicato la legge Cirielli.
E si sa quant’è dura contrastare i comportamenti di un assente, tanto più se ben consigliato.
Gagliardi apre la commissione prorompendo, e con ragione: afferma che la riunione della commissione era già stata programmata da una ventina di giorni, prima che Ferdinando Quinzani e poi Angelo Zanibelli divulgassero gli ordini del giorno che saranno discussi nel consiglio comunale di lunedì. Giovanni Gagliardi ha spiegato che come a tutti i presidenti di società nominati dal sindaco la commissione Vigilanza voleva chiedere conto dell’andamento della società stessa, del piano industriale, del bilancio, della situazione debitoria, sviluppare un confronto fra commissione e presidente di Lgh. Formalmente certo non era un tribunale ma un’arena politica. Pasquali non si offerto in pasto alla minoranza e neanche agli ex An, che non hanno certo gradito la sua consulenza di un tempo. Ma nemmeno i laici, neanche l’assessore Francesco Zanibelli pare che abbia gradito il comportamento di Pasquali. Ieri l’assessore al bilancio Roberto Nolli era presente, e c’era pure dall’altra parte del tavolo della sala gruppi Ferdinando Quinzani.
Partita difficile, Pasquali s’invola con arguzia. Gagliardi accusa la “rozza maleducazione: sarebbe stato meglio per lui essere presente, dire la propria legittima opinione e confrontarsi, non gli volevamo chiedere qui le dimissioni”. Gagliardi ha patito lo “sgarbo istituzionale”, ha anche minacciato di “restituire la delega al sindaco se non la posso esercitare”. E così i dimissionari eventuali sarebbero persino due. Fortunatamente
Parte della Lega però sostiene Pasquali e anche parte del Pdl. Il Pd come Ferdinando Quinzani ha di che ridire, eccome, e forse anche qualcuno del Gruppo misto. Il silenzio di Pasquali indica una frattura fra Lgh e il Comune. Lgh obbedisce a logiche interne, tormentose per chi chiede un sì o un no.
A Giovanni Gagliardi non resta che sciogliere la commissione, dopo aver letto l’email e ricostruito la vicenda. E’ il berlusconismo cremonese, la guerra fredda, la politica che emigra dai vecchi campi di confronto e di scontro per selezionarne di nuovi, spiazzando l’avversario e delegittimando proprio gli organi, gli ambienti, le situazioni della “vecchia politica”, quella di cui tanto sentono il bisogno, anche un po’ ringiovanita (non per l’età delle persone) e rinnovata. Comuunque, Quinzani e Pd hanno anche applaudito Gagliardi. Appassionato intervento il suo, un’incalzante risposta a un assente.


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