Panzana incredibile sul giornale “la Repubblica”: “L’art. 18 vale 200 punti di spread”


Martedì 12 febbraio a pagina 12 è uscito sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari uno strano “retroscena” a firma Roberto Mania. La prima riga del titolo è un’affermazione tra virgolette che non viene attribuita a nessuno, nemmeno nel corpo dell’articolo: “L’articolo 18 vale 200 punti di spread” e la seconda riga ribadisce lo scontato “il governo cerca la sponda europea”.  

“Solo apparentemente – spiega Mania – non c’è connessione tra l’andamento dei titoli pubblici italiani e la norma dello Statuto dei lavoratori che tutela con il reintegro nel posto di lavoro il licenziamento senza giusta causa”. Poi il fantasioso giornalista prosegue una propria riflessione – nella quale non si appoggia ad alcun documento, alcuno studio, alcuna analisi da parte di nessuno – per sostenere che con un segno di “discontinuità” sarebbe garantito un crollo dello spread di 200 punti!

Da quanto risulta alla Cgil fra il 2007 al 2011, come afferma nella stessa pagina l’articolo di Roberto Petrini citando i dati della Cgil, in Italia su 31mila cause contro licenziamenti illegittimi i reintegri sono stati solo l’1 per cento, cioè circa 300 di cui 270 hanno scelto il risarcimento.

Infatti è noto che l’articolo 18 si applica nelle aziende sopra i 15 dipendenti, pochissime nel Paese delle piccole imprese.

Su che cosa si basa Roberto Mania? Non ce lo dice. Vuole solo impressionarci con un dato mirabolante.

Bisogna che l’Italia recuperi fiducia nel mondo che conta (non si sa bene su che cosa). Ottimo anche se opaco. Ma questo dipenderebbe da sensazioni di organismi europei e internazionali, grandi investitori, governi europei, sensazioni soggettivi che non sono basate su alcun dato? Ma davvero?

Ricordiamo che non pochi grandi economisti, che il Sole 24 ore, nel 2000 stampava a titoli cubitali che la crescita dei titoli tecnologici sarebbe proseguita ancora e a lungo e poderosamente, quando poi l’indice Nasdaq di Wall Street è crollato pochi giorni dopo. Fior di esperti hanno preso cantonate colossali. I peana alla flessibilità da parte dalla sinistra liberale e moderata italiana ed europea si sono rivelati in boomerang ora che il precariato è diventato un flagello sociale.

Si può essere teste d’uovo prive di manie e di fissazioni anti-sindacali, eppure anche per i più grandi economisti del globo terracqueo la storia cambia e non si lascia prevedere in base a sensazioni soggettive. Persino gli studi più accurati subiscono smentite colossali. Il secondo semestre 2011 doveva essere segnato dalla ripresa e invece è stato insanguinato da previsioni di recessione. Le stesse persone – Mania però non si riferisce a nessuna persona che abbia un nome e un cognome, a nulla di nulla – sarebbero certe che senza art. 18, o meglio indebolendolo, consentendo cioè i licenziamenti per soli motivi economici, lo spread dei titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi calerebbe del 2%!!!!

Procedendo così, in soggettiva, fra un mese la cancellazione totale (per ipotesi) dell’articolo 18 potrebbe non bastare più. A debito pubblico record e fuori controllo causa corruzione (un problema reale, come dice la Corte dei Conti, altro che l’art. 18), gli stessi signori grigi e innominabili potrebbero aver bisogno di altri segnali cui sacrificare qualunque cosa. Più che Mania, questa pare follia, anzi psicosi, ricerca dell’effetto panico. Panic selling, come si dice in Borsa: si vende senza motivo, solo per la paura che il titolo crolli anche se non ci sono ragioni per crederlo.  Questo comportamento maniaco fa davvero molto male. Suggerirebbe persino di quotare in Borsa i diritti acquisiti per vedere quanto valgano, visto che oggi par doveroso far mercato di tutto.

Il quotidiano comunista online contropiano.org offre una spiegazione in stile spy-story: la stessa Camusso avrebbe suggerito a Mania l’incredibile dato per indurre la stessa Cgil a convincersi a cancellare il noioso articolo, a questo definibile come una polpetta avvelenata di Donat Cattin contro il vecchio Pci (ah, questi impagabili democristiani!). Le opinioni sono libere ma la crisi è reale e non se ne uscirà scrivendo articoli stupefacenti.

Intanto comunque Formigoni deve stare un metro davanti a tutti il suo articolino 18 lombardo l’ha già ridimensionato, adottando una pratica già diffusa: il lavoratore che perde il posto rinuncia a far causa e ottiene un risarcimento. Questione che sarà comunque trattata in consiglio regionale.

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Ma scusi, che cosa le viene in mente?

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