Indiscrezioni di fonti vicine all’Aem ricordano che un ex consigliere d’amministrazione dell’azienda di viale Trento Trieste insistette ripetutamente per avviare la procedura d’esproprio nei confronti dei proprietari del terreno su cui si dovrà estendere la discarica di Malagnino, che raddoppierà su Vescovato.
Ma alle richieste di Giacomo Bazzani – sollecitatore inascoltato dell’esprorio mai avviato – la replica è stata sempre no: un diniego costante, deciso, irremovibile che ora inquieta i non pochi cremonesi che stanno seguendo con una certa apprensione. Già allora, anni fa, i due agricoltori non volevano vendere e di trattativa non si parlava. Ma nemmeno d’esproprio. Lo stallo attuale non è una novità: iniziò per tempo e ora il ritardo delle procedure si fa sempre più angoscioso. Ci vorranno almeno sei anni per realizzare l’estensione della discarica! La protesta di Gian Carlo Corada è stata vibrante in commissione comunale tempo fa ma lo sconcerto ha contagiato anche il consiglio provinciale. Oltretutto i due proprietari del terreno, come reso noto dal giornale “La Provincia di Cremona”, si rivolgono al Tar, poiché la conferenza dei servizi regionale del 30 novembre, che doveva essere decisoria, non ha deciso alcunché, concludendo con una proroga di 90 giorni. Atto che i due privati interessati considerano finalizzato a intraprendere l’atto di esproprio e dunque, tutelando i propri legittimi interessi, ricorrono al Tar contro la Regione, proprio perché la conferenza dei servizi “decisoria” ha al contrario prorogato, in modo, secondo l’accusa amministrativa, illegittimo. Forse a queste vicende annose alludeva il presidente della Provincia Massimiliano Salini quando ipotizzò che il problema era più dell’Aem che della Regione: un’ipotesi poi ritirata per evitare contrasti fra istituzioni e aziende cremonesi. Resta il fatto che la discarica di rifiuti solidi urbani è chiusa dal 31 agosto.
Parte dei rifiuti vengono inceneriti ma… come già avvenuto l’immondizia solida urbano potrebbe prendere altre vie. C’è solidarietà fra gestori di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, come normale. Lodi ha aiutato Cremona quando una linea dell’inceneritore è stata ferma per manutenzione nell’ultima estate e per varie settimane. Può anche capitare che i rifiuti vengano conferiti altrove, in un’altra discarica non lontana il cui gestore incasserà con una certa letizia il dovuto. E intanto i privati proprietari di Vescovato non vendono il terreno malgrado le offerte assai alte di Aem.
Il chiacchiericcio sale, le congetture si fanno fastidiose, l’esproprio non si fa e spunta come spesso succede un convitato di pietra di nome Tar.
Vero che l’impianto di Malagnino, attivato nel ’95, già nel ’97 veniva progressivamente sostituito dall’inceneritore, attivato nel ’97, proprio per recuperare calore e fare un passo oltre la vecchia tecnica di deposito controllato in discarica. Il sito dell’Aem spiega che la capacità della discarica nel 2006 è arrivata a un milione e 20mila metri cubi, e che da quando il termocombustore ha avviato a regime la seconda linea di incenerimento la discarica serve solo quando l’impianto di San Rocco è fermo per manutenzione. Qualcuno, a questo punto si può dire, se ne avvantaggia. Tutto regolare e, se si vuole, sin troppo normale. Ma sarebbe più normale che la Regione desse una svolta. Si sa che cos’è Cremona per il Pirellone, Formigoni e i grandi amministratori della Regione: una periferia, una terra di conquista per i capitani di ventura del XXI secolo, che che applicano con rara finezza il diritto amministrativo.


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