Tremano i lampadari, rabbrividiscono i computer, un sussulto ancora, dal Parmense, è forse è ancora lui. Il vecchio spirito di Brescello, che parlava bonariamente a don Camillo, non ne può più. Oppure, per quanto non possa essere razionalmente credibile, la natura, sotto dorma di un antico spiritazzo rintanato nella falda appenninica, potrebbe aver voglia di farci pensare dandoci qualche segnale primordiale. Un grugnito sotterraneo, un ruggito sommesso e amaro, come di chi si sta arrabbiando per il male che subisce e che vede subire. E se una volta i poeti argomentavano in forma di paradosso, come Guido Gozzano e il suo “mi guardo vivere”, oggi quest’articolata complicità dell’azione e della riflessione è quotidiana consuetudine. Vivi comunicando, l’emozione vissuta è già moltiplicata dai tweet e dai post, da un brulichio di contatti che trasmettono l’angoscia si un fremito del suolo, della terra ferma che non è più troppo ferma. Come nulla lo è in questo incerto tempo.


Commenti recenti