La direttrice ospedaliera Simona Mariani ha riconosciuto il “legame affettivo” dei cremonesi al “loro” poliambulatorio di viale Trento Trieste. Questo affetto ha un chiaro motivo: il poliambulatorio si trovava nella posizione adatta, in centro storico, a disposizione degli utenti che ne avevano bisogno. Le Ancelle offrono un altro poliambulatorio, nessuno le ha mai considerate avversarie (sarebbe assurdo), ma non possono sostituire l’ex Inam. Nulla lo può sostituire così facilmente. Eppure a Formigoni, il gran casto, conviene economicamente chiuderlo. Bisogna risparmiare sulla sanità anche se la Regione spreca un’enormità di fondi, avendo accreditato un numero eccessivo di strutture sanitarie private e senza controllarle adeguatamente la spesa. Non a caso gli scandali non sono mancati.
Simona Mariani, da anni nella rosa dei nominabili di Formigoni, esegue gli ordini. Deve rendere conto direttamente alla giunta regionale e a nessun organo intermedio in cui le provincie abbiano voce in capitolo. Mariani ha un contratto di tre anni e nessun compito di mediazione con gli enti locali. L’organizzazione dei servizi sanitari non funziona, lo si può dire. Non è colpa di Simona Mariani e di nessun nominato, bensì di un sistema che prevede confronto con gli enti locali. Invece di un direttore generale plenipotenziario (esiste un organo come la direzione strategica ospedaliera, ma l’ospedale è verticistico) sarebbe meno rapido ma più efficiente un consiglio d’amministrazione – eventualmente meno costoso – ma più rappresentativo del territorio. Così non è. I direttori generale vengono calati dall’alto, spostati da una provincia all’altra, eseguono e rispondono in un modo non acceca gli occhi per l’eccessiva trasparenza.
Le proteste degli utenti e dei partiti d’opposizione in Comune e Provincia d’altra parte non nascono da alcuna strategia politica. Al poliambulatorio ci andava chi aveva necessità di cure. Infatti la raccolta di firme aveva sin dall’inizio l’obiettivo di tenere aperta una struttura che l’Ospedale avrebbe potuto tenere a disposizione del centro storico, rinnovandola e adattandola. Nessun politico ha mai considerato l’Ospedale di Cremona un bersaglio da colpire: anche questo sarebbe incredibile, folle, autolesionistico. Chi voterebbe un politico che se la prende con l’ospedale della sua città? Il sindaco Oreste Perri ha interpretato un disagio assai diffuso. Ma da un sindaco ci si aspettano degli atti ufficiali e formali, non solo dichiarazioni encomiabili. Perri è stato eletto per prendere decisioni nei settori in cui il Comune esercita legittimi poteri e funzioni, e per dare in consiglio comunale indirizzi e proposte nei settore di competenza altrui, come la sanità. Il primo cittadino comunque è considerato responsabile della tutela della salute dei cittadini.
Invece di approvare un ordine del giorno all’unanimità in consiglio comunale, il sindaco ha parlato con un giornale (ormai si può dire che è il giornale) che riceve molta pubblicità dall’ospedale. Bene. Meglio che non parlare, ma è inutile. Perri si è inchinato a Formigoni, ha protestato e basta. Si è piegato ai partiti formigonizzati, agli interessi dei partiti che controllano la sanità, in modo opaco, autoritario e antipopolare.
Il presidente della Provincia Massimiliano Salini, per non sbagliare, ha taciuto. A lui interessa la sanità di Formigoni, anzi è lì per eseguire gli ordini di Formigoni, non per ascoltare i cremonesi. Ha anche mandato gli avvocati dell’amministrazione provinciale al Tar di Brescia, perché la Provincia si è costituita contro il ricorso anti-discarica di Lameri cereals. L’assessore Silvia Schiavi purtroppo ha letto solo una relazione tecnica dell’ospedale, quando il centrosinistra in consiglio provinciale ha chiesto una verifica. Nulla di meno polemico che una verifica.


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